martedì, 27 gennaio 2009
author: shadysun @ 00:13
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Fatto. Da oggi mi trovate qui. Abbiate pazienza (e clemenza)  se la nuova casa non è ancora in perfetto ordine, ma  c’è ancora qualche scatolone da svuotare, qualche muro da imbiancare e un po’ di stanza da arredare. Che dite, vi va di darmi una mano?

domenica, 25 gennaio 2009
author: shadysun @ 12:54
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La proprietaria del blog ha deciso di traslocare. A breve comunicherà il suo nuovo indirizzo :)

martedì, 16 dicembre 2008
author: shadysun @ 16:25
category: pioggia battente
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L’anima si sta asciugando, ed io sono più afona del solito.

 

Insomma, non va.

 

I rituali del salutare mi hanno sempre dato ansia ed imbarazzo, per questo li ho fuggiti, il più delle volte.

Oppure ho cercato di desacralizzarli con una risata. Come farò ora.

 

Grazie a quelli che non conoscevo, perché ho imparato a farlo leggendoli.

Grazie alle amicizie blogghistiche diventate poi anche sincere e vive empatie umane.

Grazie a chi, pur sopportandomi già nella vita reale, ha voluto sorbirsi anche i miei svarioni blogghistici.

 

Per un tempo x che purtroppo non sono in grado di quantificare non mi troverete più qui. Non scriverò, e non so per quanto.

Quello che so è che in questo momento sono come una fotocopiatrice bloccata dalla carta che s’è mangiata. Sono come un disco che s’inceppa sempre nel medesimo punto.

Se continuassi a scrivere ora, sarei come un disco rotto. Lamentosa, piagnucolante e monotona.

 

Si è esaurito un ciclo, e forse anch’io, a dire il vero.

Ho bisogno di percorrere strade nuove, ma intanto devo capire di quali strade si tratta.

Ho bisogno di scegliermi pochi, veri amori da coltivare e far crescere. Amori per difendere i quali diventare una tigre, se serve. E dunque, prima di tutto l’amore per la sottoscritta.

 

Intanto, felici giorni a tutti. Che il nuovo anno vi porti amori e benedizioni in abbondanza.

sabato, 13 dicembre 2008
author: shadysun @ 18:01
category: pioggia battente
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Problema: trovare quei numeri la cui somma è 12 ed il cui prodotto è 2.

 

Svolgimento: mettere a sistema le equazioni a due incognite:

x + y = 12;

x * y = 2

 

Risolvendo detto sistema senza pensarci troppo, verrebbe fuori che y è uguale a 8, ed x a 4.

Il che è chiaramente falso.

 

Risposta: non è dato sapere se il sistema sia risolvibile o no. O meglio, in questo momento non ho la forza, l’energia e la voglia necessarie a interrogarmi adeguatamente in merito.

 

La stanchezza ottunde i sensi.

Vorrei, ma non posso. Mi piacerebbe tanto fare questo e quell’altro, ma per adesso non mi sento sufficientemente virtuosa per tradurre il proposito ideale in azione concreta.

 

Vorrei arieggiare il neurone e lo spirito.

Un po’ come dire che vorrei assumere uno stile di vita più sano, ma sai com’è.

O forse no.

Forse nel primo caso la relazione tra braccio e mente è un po’ meno labile, si spera.

 

Ci sono ferite del passato non ancora chiuse. Eppure ero convinta che bastasse una fuga a rotta di collo per dimenticare, e proiettarmi  piuttosto in un futuro sbrilluccicante e pieno di promesse.

Ci sono posti in cui forse non riuscirò più a tornare. Eppure li ho amati tanto, un tempo.

Ci sono flash che tornano a galla quando meno te lo aspetti. E sono come stilettate. Eppure ti piaceva convincerti che una volta esaurito il dolore sarebbe rimasto solo il buono.

 

Il passato fa male, quando il presente non riesce a cicatrizzarlo.

Il passato è come un Vaso di Pandora. Meglio non aprirlo, se non vuoi scatenare l’inferno.

Il passato è come un ordigno. Prima di maneggiarlo bisognerebbe seguire un corso intensivo per artificieri.

 

Il problema è che non sai mai quand’è che ne avrai bisogno, di quel corso intensivo. Perché in fondo, ti auguri sempre che la ferita si rimargini presto, al contatto del sangue con l’aria.

lunedì, 08 dicembre 2008
author: shadysun @ 17:53
category: pioggia battente
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In ordine sparso.

Voglio farmi rossa.

E comprare un poncho.

E tingere questo strano inverno di tutti i colori possibili.

E scovare un sacco di pashmine bellissime.

 

Ma soprattutto.

Lasciar fuori gli intrusi.

Perché sono una gatta, e a chi prova ad avvicinarsi indesiderato soffio in faccia. E graffio pure.

 

E ancor di più, forse.

Vivere di sogni, senza per questo sentirmi in colpa.

Soffermarmi su quello sguardo con tutta la sfacciataggine di cui so essere capace. Perché non tutti gli sguardi sono randagi, magari ti capita anche di beccarne di accoglienti, tra gli altri.

 

Eppoi provare ancora quell’istinto, apparentemente spuntato da chissà dove, eppure ogni volta sorprendentemente familiare.

E ogni volta, c’è un concerto di mezzo. La prima, come la seconda volta. Fino ad oggi.

E ad accompagnarti, la stessa famelica insonnia.

 

Chissà cosa ci sarà ad attenderti, questa volta, alla fine della notte?

domenica, 30 novembre 2008
author: shadysun @ 23:10
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Quanto misteriosamente e profondamente possa incidere sulla mente di una donna il ciclo mestruale.

Chi può dirlo.

Io lo dico, e non me ne vergogno. Ammetto di essere variamente volubile, vulnerabile e sensibile, puntualmente ogni mese.

E infatti lo sono ancora in questi giorni.

Perciò voglio avvolgermi ancora un attimo nell’accogliente tepore di certe coincidenze che non significano nulla. Ma chissenefrega.

Ci sono casualità che possono essere placide e rassicuranti come taluni maglioni col collo alto.

O come certi inattesi incontri che – non sai spiegare come – ma sentivi sarebbero accaduti. E altrettanto istintivamente sai che ritorneranno. Ma lo tieni per te, perché non puoi spiegare l’istinto. Puoi solo verificare, ogni volta, che la pelle non t’ha tradito.

Solo una cosa tieni a mente per il futuro. La pelle non sbaglia. Ma neppure il tuo innato senso del ritmo.

 Perciò, che sia questo il tuo buon proposito per l’anno nuovo. D’ora in avanti, fa attenzione alle note stonate.

martedì, 18 novembre 2008
author: shadysun @ 20:22
category: pioggia battente, la pioggia prima che cada
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Lo sapevo.

Alla fine, tutto si tiene.

Dopo secoli, finalmente riesco a cogliere il quadro d’insieme. Non mi ossessiona più il singolo dettaglio imperfetto. Perché a guardare bene, anche quello contribuisce alla bellezza del tutto.

E finalmente l’ho fatto.

Ho saltato.

(Non a caso Brezny mi definisce Aquario Coraggioso)

Finalmente sono riuscita a togliermi davanti quei reperti da museo. Sono riuscita a farne a meno. Chè ormai, da tempo, non mi servivano più. Ho trovato il coraggio di riempire quelle scatole, ed ora lo spazio che hanno lasciato libero non mi fa più paura. Chè quello spazio vuoto sarà il prezioso amuleto di questo maggio novembrino.

Dico addio a quel ventaglio bianco, ed anche all’ombrello vinaccia. Senza di loro non ci sarebbe stato quel libro rosso sul mio comodino, ma ora io sono quel libro. E l’ombrello, ed anche il ventaglio, sono ai miei occhi come una lavastoviglie per un marziano appena giunto sulla Terra. Quanto di più alieno possa esistere.

sabato, 08 novembre 2008
author: shadysun @ 18:17
category: pioggia battente, la pioggia prima che cada
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Ci sono malattie da cui non ho nessuna intenzione di guarire.

Bere vino e ridere forte. Nel mentre sentirmi al calduccio come a casa.

Scoprire posti che evocano  familiarità mai sopite.

Sentire forte l’abbraccio di un affetto.

Avvolgermi nel morbido maglione di solide empatie. Succulento cibo per l’anima.

 

Ci sono malattie da cui spero di essere colpita in modo fulminante.

Mettere insieme i cocci e godere, finalmente, dell’interezza  di quel tutto. Nonostante  il suo essere così composito e frammentato.

Scoprire la logica nascosta del caos creativo.

Intrecciare un’intensa e duratura relazione con la propria anima. Prepararle  un ottimo pranzo, portarla in giro  per il mondo e al concerto di Francesco De Gregori.

 

Ci sono malattie che ti becchi una sola volta nella vita, per poi vaccinarti per sempre.

Infuriarmi perché non sono stata io che hai messo  a scrivere quel pezzo su Facebook.

Rimpiangere di non essere stata io a farti il nodo alla cravatta il giorno della tua laurea.

Invidiare l’oggetto del tuo sguardo allusivo in quella foto.

 

Tutto questo è come la varicella. Spero.

 

Ecco perché ho bisogno di premiarmi ogni volta che resisto alla tentazione di voltarmi  indietro per vedere quel che (non) è rimasto. Perché ogni volta che lo faccio, mi allontano sempre più da quell’insegna della Coldiretti. Ma soprattutto, mi avvicino sempre più ad una meravigliosa girandola di colori.

sabato, 01 novembre 2008
author: shadysun @ 23:25
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La distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un  milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato *

Questa storia parla di distanze e di contatti.

Per me è sempre stato così importante toccarlo. Una cosa per cui sono vissuta. E non ho mai saputo spiegarla. Toccatine da niente. Le mie dita contro la sua spalla. I lati delle nostre cosce che si sfioravano mentre ci stringevamo in autobus. Non sapevo spiegarlo, ma ne avevo bisogno. A volte immaginavo di cucire insieme tutte le nostre piccole toccate. Quante centinaia di migliaia di dita che si sfiorano servono per fare l’amore? Perché mai la gente fa l’amore? *

Di quando si è alla ricerca di qualcosa. Di quando ci si cerca. E in entrambe i casi, non è dato prevedere l’esito della caccia al tesoro intrapresa.

Pensavo che doveva cercare quello che stava cercando, e rendersi conto che non esisteva più, o che non era mai esistito *

Di quando strada facendo s’inciampa nell’imprevisto. E allora tutto può cambiare all’improvviso.

Quante persone entrano ed escono dalla tua vita! Centinaia di migliaia! Uno deve tener la porta aperta, così possono entrare! Ma possono anche uscire! *

Di quando il contatto che cerchi puoi trovarlo altrove rispetto a quello che t’aspettavi. Basta saper guardare. Basta avere gli occhi allenati a vedere.

Di quando la ricerca ti prepara a superare quello stesso vuoto che ti ha spinto a intraprenderla.

E poi mi è venuto in mente un pensiero diverso da tutti gli altri. Era più vicino e più forte. Non so da dove è arrivato, o cosa voleva dire, se mi piaceva o no. Si è aperto come una mano o un fiore *

E ad afferrare l’essenza stessa di ciò che stavi cercando. La verità.

E una volta capito quant’è preziosa, metterla al collo per tenerla sempre vicina. Sempre sul cuore.

 

[* Tratto da “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer]

sabato, 01 novembre 2008
author: shadysun @ 16:49
category: pioggia battente
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Datemi qualcosa da spaccare.

Tipo, un vaso di coccio. Da schiantare in terra, per poi provare il sottile piacere di rimettere insieme i pezzi e tenermi davanti agli occhi a futura memoria le cicatrici della vita. Le sbucciature che danno forma all’anima, che l’aiutano a trovare la propria strada.

 

Sono fuggita come una ladra, neanche troppo tempo fa. E non riesco a sentirmi davvero in colpa per questo. Serviva a me, era necessario per sciogliere quel maledetto nodo allo stomaco.

Ho pensato che il passato si potesse raccogliere in uno scatolone, sigillarlo ed isolare lì dentro in modo quasi chirurgico il cuore del proprio dolore. E invece no. Il passato torna a galla più rapidamente e in modo più insolito di quanto tu potessi aspettarti.


Che tu lo voglia o no, il passato torna a bussare alla tua porta.

Sta a te decidere se aprire o no. Se bruciare o meno il ponte che ti sei appena lasciata alle spalle per escludere qualsiasi possibilità di ritorno.

A patto che tu abbia l’onestà ed il coraggio di portare fino in fondo la tua scelta di non-ritorno.

Ma bada a non voltarti indietro. Mai.

Sennò sei fritto.


“Se dovessi scegliere il tuo travestimento per Halloween, mi ispirerei a una di quelle fiabe che parlano di ritorni: per esempio, quella del principe trasformato in un rospo da una maledizione, che può tornare alla sua vera identità grazie al bacio di una fanciulla. O quella della principessa rapita da un vecchio orso, che viene allevata dall'animale in una grotta della foresta, e viene ritrovata dopo un'interminabile ricerca. Scommetto che nella tua vita succederà qualcosa di simile” *

[* Tratto dall’oroscopo di Rob Brezny]