domenica, 07 settembre 2008
author: shadysun @ 12:03
category: pioggia battente
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)

Come stai? Sei felice?
Non credo.

Sei serena, almeno?
Neanche questo, credo.

Stai male, allora.
Non particolarmente.  Perché so quello che non c’è. E mi brucia. Anche se molto già c’è. Anche se ho macinato tanta strada. Perché non basta. Non deve bastare. Non quando hai 20 anni e tanta strada ancora da macinare. Quella che hai immaginato quand’eri bambina e che già pregusti. Ma soprattutto quella che ancora, non hai idea.

Di cosa hai paura?
Dell’attesa. E di non essere all’altezza. Di non riuscire a far tutto. E delle ore smagliate. Delle domeniche pomeriggio. E delle notti prima di dormire.

E allora com’è possibile vivere, intanto?
Piangendo. E ridendo. E camminando. Tanto, purtroppo mai abbastanza o troppo.  E ogni tanto pensare che, perché no, tornare a casa scalza, e con i sandali in mano non sarebbe affatto male. E neanche sorprendermi per una sera improvvisa come quella domenica di marzo. O uscire svolazzando come una cavalletta con quella gonna verde.
Perché in fondo, il punto è questo, sempre lo stesso dopotutto. Riuscire a vivere come se la memoria della pancia fosse bianca. Un foglio tutto da scrivere. Da disegnare. O semplicemente imbrattare. Con l’ incoscienza della felicità che sta per caderti addosso. E specularmente, riuscire ad attraversare istanti così definitivi, che potresti morire anche un secondo dopo.

lunedì, 01 settembre 2008
author: shadysun @ 23:09
category: pioggia battente, la pioggia prima che cada
comments: commenti (10)(popup) | commenti (10)

Ho posato l’orecchio sopra il cuore
della terra.
Parlava d’amore, del suo amore
per la pioggia,
la terra*

Se domattina fossi in ufficio, sono sicura che parleremmo di quello che abbiamo visto in tv stasera. Tu mi racconteresti la trama di quella fiction con Castellitto. Perché è quello che stai guardando stasera, vero? Chè poi lo so perché ti piacciono tanto ‘ste robe “pedagogiche”. E’ per via di tuo figlio, no?

Ho posato l’orecchio sul liquido cuore
dell’acqua.
Il mio amore, l’amor mio
è la sorgente, cantava
l’acqua*

Pesa la distanza di una quotidianità fatta di caffè mattutini. Di chiacchierate estetico-esistenziali. Di quelli etnici, coloratissimi, pezzi di vita che ci passavamo l’una con l’altra.

A pensarci, pare incredibile che il Salumiere Galante ed il Fruttivendolo Interista siano stati solo fugaci, sporadiche comparse. Come il balcone che mi dava il buongiorno sparando Nino D’Angelo a tutto volume. O il figlio del macellaio che mi aspettava sempre all’uscita dell’ufficio. Quanti anni avrà avuto? Sedici? Diciotto? Ecco vedi, a pensarci, in certi momenti, (mi) pare insopportabile ed inaccettabile tutto questo. Non trovi anche tu che sia qualcosa di profondamente innaturale ed ingiusto?

L’ho posato sul cuore
dell’albero.
Della sua folta chioma,
– l’amore suo – diceva,
l’albero*

E cazzo, l’atmosfera sembra proprio quella di fine settembre, bagnata dalla prima rinfrescante pioggerellina ottobrina. L’ho detto io, che quest’anno anagrafico è perennemente un mese avanti. (Sdoppiarsi ed accelerare da sé stessi)

Ma quando accostai l’orecchio
all’amore stesso,
che non ha nome,
era di libertà che parlava,
l’amore*

Prima c’era una ricetta scarabocchiata su un foglio a quadrettoni, ed alcuni ingredienti raccolti alla rinfusa sul tavolo. Adesso , insieme hanno dato vita ad un’ottima crostata alla ciliegia. Merito degli ingredienti, certo. Ma anche dell’estro e dell’improvvisazione della pasticcera.

Plaudo all’incompiutezza, e a chi la coltiva con cura sistematica. D’altronde, come dice qualcuno, “se si tratta di una tortora, non c’è modo di impedire che torni all’acqua”. E’ inevitabile. Semplicemente.

  [*Sherko Bekas]

domenica, 24 agosto 2008

E’ stupefacente quanto i ricordi sappiano essere truffaldini e visionari. Idem per le libere associazioni.

Come fare a non pensarti, quando metto qualcuno che non sei tu a grattugiare le bucce di limone? E quando sento l’odore del burro che mi si scioglie tra le dita?
Eppoi, perché finisce sempre che la mia psiche pasticcera balza fuori nei medesimi giorni?


E’ stato l’anno del gatto e del viola, declinati nei modi più diversi. Un anno già concluso, da queste parti.


I viaggi ti lasciano sempre diversa. Ti attraversano stratificandoti. E’ per questo che dopo non puoi più tornare indietro. Mai. L’innocenza perduta non ti viene restituita , che tu lo voglia o no.

Sono stata nella Terra del Polpo. Da quando sono tornata ho avvertito spesso nausee profonde, alternate ad una gran voglia di minestrone. Inoltre ho avuto prove inequivocabili di esser stata Pocahontas in una vita precedente.

Dunque è stata la volta della Terra dei Limoni. Da lì ho riportato valigie piene di risate e scorte di tonificante incoscienza. Senza contare una nuova fugace amica. Ma soprattutto, una ben più costruente conoscenza: il Bisogno di Rafforzanti Cesure.

lunedì, 28 luglio 2008
author: shadysun @ 19:23
category: pioggia battente, giorni da bianchetto
comments: commenti (3)(popup) | commenti (3)

Sospesa mi vedrai

negli occhi brillerai

sei sponda compagnia

fai luce in ogni via

scalderai il mio sguardo duro

scioglierai ghiaccio e neve in fondo a me

sospesa mi troverai

nel petta brucerai *

 
E’ un periodo dimmerda.

Ed io sono profondamente malata. Ho la febbra. Sono febbricitante, appunto.

 
Come stai? Sto. Ebbasta.

 
Tra le mani la bocca si arrende

tra le mani la pelle si accende*

 
Esiste una sintesi tra l’immagine che ti restituisce lo specchio e la radiografia della tua anima?

 
Le tue mani la febbre si spegne

tra le mani la bocca si arrende*

 
E tra l’amore per una città e il fatto che la stessa ti provoca in questo momento un nodo scorsoio allo stomaco?

 
Tra le mani la pelle si accende

le tue mani il profumo sorprende*

 
Poche idee, ma confuse. Colpite da sbronza triste, come me.

Mi sto perdendo, e devo smetterla di tentare di opporre resistenza alla cosa. Ho bisogno di perdermi, in questo momento.

 
Forse un giorno mi ritroverò. O forse no.

Intanto ‘sto nebbione, me lo devo percorrere tutto.

 
Tra le mani la bocca si arrende

tra le mani la pelle si accende

le tue mani la febbre si spegne*

 

[* Sospesa - Malika Ayane e Pacifico]

giovedì, 17 luglio 2008

C’è tanto, troppo di buono in quei corridoi allagati di sole ed in quella bandiera Sinistra Arcobaleno. Così tanto, che non potrà certo distruggerlo una concessione ritirata all’ultimo momento.

La vita è una somma di scelte. Fatte, schivate o subite. E allora io scelgo di tenere solo il buono. Il resto lo rovescio liberandolo dal sortilegio in cui era imprigionato.

 
Rovescio le date.

Le torte.
I vestiti.

I pensieri che mi girano in testa in questo momento li ritrovo scritti nei post degli ultimi sei mesi. Preveggenza? Sorprendenti doti da cartomante? Nonnò. Semplicemente, tutto si tiene. Mesi fa, ignara di tutto, trovavo già in me gli antidoti contro i veleni di un martedì di luglio al sapore di cicuta.

E allora, che il buono allaghi questo post (o).

L’Ombra riflessa nello specchio.
Le donative cazziate della Vagnona degli Amuleti. E le sue crostate. E i suoi amuleti. E tutte le nostre risate, comprese quelle taglienti.
Il Dottor Cyclops, Chuck Norris, ed i facts che prima o poi scriveremo su Fisico Modesto. I trailer di Mai Dire e le cene scettati a ‘n terra.
La mia dottoressa, ed il suo complice sorriso adolescenziale. Un sorriso sfoderato sempre con straordinario tempismo.

Il Presidente e la sua orgasmica anima.
( Eppure la Fisica Anorgasmica)

L’Amica Scrutatrice, le nostre deliranti serate e le irrinunciabili puntatine da Raffaele. E i nostri brindisi, ché tanto, ogni occasione è buona.
Il Riccio e la gradinata di quella chiesa.

Marisa e lo scialle celeste di Corso Sonnino quel 6 maggio.

Perché il sapore dell’attendere è dolce e dolente, ma quello del vivere è pulsante e definitivo, ogni volta in modo diverso, ogni volta a suo modo.

venerdì, 11 luglio 2008

E tutte queste cose, tutte queste cose così sbagliate, tutti questi rapporti squilibrati, queste scelte negative … sì, era vero, niente di tutto questo avrebbe mai dovuto succedere, era stato tutto un terribile errore, eppure ritratto che ti ha fatto Ruth, è evidente che dovevi esistere. C’è qualcosa di estremamente giusto in te. L’idea che tu possa non esistere, non essere mai nata, mi sembra così palesemente sbagliata, così mostruosa e innaturale … Non che la tua esistenza corregga tutti quelli errori, o li annulli, no. Non giustifica niente. Quello che significa – l’ho già detto prima? Penso di sì, forse in altra forma – o meglio, quello che mi fa capire, è questo: che la vita comincia ad avere senso solo quando ti rendi conto che a volte – spesso continuamente – due idee del tutto contraddittorie possono essere egualmente vere.

Tutto ciò che ha portato a te era sbagliato. Pertanto non avresti dovuto nascere.

Ma tutto in te è giusto: quindi dovevi nascere.

Eri inevitabile. *

 [ * Tratto da “La pioggia prima che cada” di Jonathan Coe]

venerdì, 04 luglio 2008

Non c’è dubbio, in questo momento non potrei donarvi parole migliori di queste di _KoAn_  .

Leggere, e sprofondare giustamente nel silenzio da meditazione.

Felici giorni a tutti.

Ni sentimu presto.

mercoledì, 25 giugno 2008
author: shadysun @ 23:04
category: pioggia battente, cattività barese, smetterò forse
comments: commenti (5)(popup) | commenti (5)

(colonna sonora suggerita dal Cotrugnoso, questa)

  

I tuoi occhi verdi. Il mio ventaglio bianco.

Una torta improvvisata. Una finestra sospirata.

 

Logisticamente.

Estro.

Democrazia.

(Provare a combinare queste tre parole formando una frase di senso compiuto)

 

Ma poi, non resterà davvero altro, di questa serata?

 

I tuoi sguardi allusivi. Da baciare allo sfinimento.

Il tuo odore. Mi sembra già di sentirlo addosso, sai?

 

Quando l'incantesimo si romperà, Acquario, potrai sfruttare tutte le risorse che finora ti sono state negate. Quando l'incantesimo si romperà, finalmente scoprirai tre grandi, bellissimi segreti che finora hai avuto sotto gli occhi senza vederli. Quando l'incantesimo si romperà, scivolerai giù da quel lucido piedistallo su cui era così difficile rilassarsi e cadrai in un posto assurdo, dove sarai libero di provare sentimenti che non avevi da tanto tempo. Quando l'incantesimo si romperà, sarà perché tu hai deciso di romperlo.”

 

Assurdo.

Pazzesco.

Boh.

(Tre parole dall'altissima frequenza d'uso negli ultimi mesi)

 

Parole amiche da cui tentare di schermirsi con improbabili  "Non so". Invece lo so benissimo. La pancia sa benissimo.

 

Ancora una volta, c'è la Leosini in tv stasera.

Ancora una volta, ripenso a sincere parole d'auguri.

Ancora una volta, mi torna alla mente un vuoto raccontato.

Ancora una volta, c'è un amico che mi offre speciale protezione con uno scudo chiamato Piero "Uhaaa" Pelù.

 

Il ventaglio però adesso è rotto, lo vedi. Che si sia (finalmente) spezzato qualcosa?

 E magari chissà, è proprio quel malefico incantesimo.

domenica, 22 giugno 2008
author: shadysun @ 12:24
category: pioggia battente, pioggia caduta, non lo faccio più giuro
comments: commenti (5)(popup) | commenti (5)

Secondo aborto indotto di post.

Fattore scatenante, il medesimo.

Il giorno pure.

L’immagine, idem come sopra.

Come se non bastasse, c’è di nuovo Maria D’Enghien e suo figlio Giovanni Antonio a tenermi compagnia.

 

Soltanto io sono diversa. E devo ancora decidere se è un bene o no.

mercoledì, 18 giugno 2008

Quando sei ancora lì a maledire quell’ombrello color vinaccia. E le coincidenze ciniche e bastarde che si è trascinato dietro.

Quando ripensi a tutte le parole buttate a casaccio,  come fossero manciate di semi. E non smetti di maledirle.

Quando sei nell’occhio del ciclone con lo stomaco annodato. E speri solo che tutto questo passi presto.

Quando l’imprevedibilità delle vite riesce a stupirti ancora, e lo fa con tutta la bellezza di cui è capace. E nel farlo, cancella con un solo colpo di spugna tutte le lacrime ed i chili persi negli ultimi mesi.

Perché il problema è che bisognerebbe vivere ogni momento con la pacata consapevolezza che “ quel che ha da essere, alla fine è sempre. Per quanto tortuose possano essere le strade attraverso cui quel qualcosa fa ritorno alla radice del suo essere”